Rocca di Staggia, Cerchio di luce, spettacolo itinerante nel castello<

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Cerchio di luce, spettacolo itinerante alla Rocca di Staggia
Itinerario di immagini, suoni, voci, crea magiche corrispondenze con gli ambienti del castello e le istallazioni di artisti contemporanei. Ogni spazio attraversato, rinnova nello spettatore-viaggiatore, antica meraviglia portando alla luce emozioni che affondano le radici nella profondità dell’uomo, ritrovando armonia di cerchio.


Torre quadrata.
Albero della vita, il tronco della torre risuona dell’eco profondo del didjeridoo, voce della memoria del mondo. Dalle radici della terra il suono si innalza ad accarezzare la luna.
Bosco incartato: istallazione Gianni Gronchi
Foresta ideabitativa: istallazione Francesco Bruni
Didjeridoo: performance sonora Fabio Colonnello

Rondella del Brunelleschi. Torre rotonda, volta a raggiera, ruota del sole, accoglie labirinto di rosa.Cerchio del mondo risplende in forma di ciotola. Espande l’anima del suono in cerchi concentrici, come sasso nell’acqua, in infinito abbraccio dorato di campane tibetane.
Labirinto: istallazione Donatella Bagnoli
Campane tibetane: performance sonora Massimo Cantara


Cortile della Rocca/Palazzo Franzesi. Semi raccolti in corolla di luce aspettano un soffio dei presenti per spengere il lume. Acquistano con il respiro, volo, galleggiando come frammenti luminosi sulle onde morbide dell’arpa trasformando le pietre in musica.
Occhi nel silenzio/Chiara: istallazioni foto-video Duccio Nacci
Arpa: performance sonora Andrea Piazza


Letture da: Pablo Neruda, Italo Calvino, Erri De Luca
a cura di: Pia Kalfon, Lea Montomoli, Valentina Serafini, Roberta Sollazzi




PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

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Duccio Nacci
La sua passione per la fotografia è nata da ragazzino. Nel '97 inizia a collaborare con diverse riviste nazionali ed internazionali (Condè Nast, Rusconi, Mondadori), illustrando cataloghi e libri.
La sua prima pubblicazione “Viaggio nella Campagna Toscana” del '98, è itinerario poetico ed estetico che esalta la bellezza della terra. Apre con la moglie un Atelier fotografico a San Gimignano, vendendo le proprie fotografie stampate nel suo laboratorio. Nel 2000 inaugura “La Bottega del Sale” in Piazza Duomo.
Con la fotografia ha cercato di ritrarre l'anima di un paesaggio silenzioso dove l'uomo, anche se non visibile, è sempre presente e ci conduce ad una sensazione di melanconica gioia. Nel 2008 esce il suo secondo volume fotografico a colori “Toscana dell'Anima” una raccolta di fotografie associata a passi di autori toscani di ogni epoca. Realizza Mostre, partecipa ad Eventi ed espone ad Arles (Francia), Rencontres de la Photographie nel 2008 e nel 2009.
Il primo volume in Bianco e Nero riesce a realizzarlo dopo anni di ricerca, rispettando i ritmi della natura, riprendendo un paesaggio non solo nella sua forma autentica ma soprattutto come i suoi occhi vorrebbero vederlo sempre: “Non ci vuole fretta quando vuoi riprodurre le sensazioni che ti invadono quando vedi una cosa bella”. Nel 2010 pubblica “Toscana, occhi nel silenzio”.


Andrea Piazza
Musicista autodidatta e polistrumentista: (organetto, vari tipi di zampogne e cornamuse, più piccoli strumenti di provenienza etnica), è passato definitivamente all'arpa dal 1985. Dopo i primi anni dedicati allo studio del repertorio celtico e bretone, lentamente ha sviluppato una sua personale tecnica che è andata sempre più caratterizzandosi in uno stile personale. Già dai primi anni manifesta una vena compositiva, che parte da radici etniche-folk e si estende a stili quali il blues, la musica rinascimentale ed ultimamente in alcune escursioni nel jazz essenziale nord europeo. È stato invitato in vari paesi europei oltre che in Giappone, Stati Uniti e in paesi africani nel rappresentare l'arpa italiana in varie rassegne o festival dedicati a questo strumento. Attualmente suona un'arpa elettrica in fibra di carbonio della prestigiosa ditta francese CAMAC, specializzata nella costruzione di arpe classiche.  Negli ultimi tre anni collabora sempre più con il fotografo di San Gimignano Duccio Nacci. Insieme hanno dato vita ad alcune apprezzate performance nelle quali le suggestive immagini di Nacci scorrono sullo schermo, su un antico muro medievale, proiettate su strutture rifrangenti e come nei vecchi silent movies l'accompagnamento musicale di Piazza ne accentua le sfumature, ne accompagna le dissolvenze in un dialogo tra immagine e suono di equilibrio e armonia. Ultima di questa esperienza è stata presentata nel dicembre 2010 negli stati dell'Arkansas e Tenesse.


Fabio Colonnello
Sangue friulano nelle vene, vive in Toscana. Durante ventanni di basket semi-professionistico, curato dai migliori specialisti del settore medico e paramedico, decide di intraprendere il percorso di studi per svolgere la professione del Fisioterapista. Interesse e passione per la ricerca sul corpo umano non lo hanno più abbandonato. Osteopata, frequenta il modulo psico-comportamentale del metodo GDS a Bruxelles, diventando il primo Fisioterapista e Osteopata italiano ad aver completato l'iter formativo del metodo. Si interessa attivamente al confronto tra Occidente e Oriente sulle tecniche massoterapiche e manipolative. Approfondisce il rapporto tra terapista e paziente comprendendo l'importanza della Relazione Terapeutica. Suona con molta passione il Didjeridoo: uno strumento “musicale naturale”, scavato dalle termiti, originario dell’Australia. Strumento sacro degli aborigeni si pensa abbia dodicimila anni ed è tradizionalmente decorato con motivi totemici. Il nome è un’interpretazione onomatopeica dei colonizzatori inglesi che ne sentirono il suono ritmato provenire dai rami cavi di eucalipto. Lo strumento può raggiungere la lunghezza di quattro metri ed è classificato negli aerofoni. Per suonarlo si utilizza la tecnica della respirazione circolare, generando un suono continuo che è profondo e ipnotico. Il Didjerdoo viene usato anche a scopo terapeutico: è dimostrato che il massaggio sonoro provocato dallo strumento aiuta il rilassamento di mente e corpo favorendo la guarigione.


Massimo Cantara
Percussionista da oltre 30 anni ha avuto numerose collaborazioni sia in Italia che all’estero. Uno dei fondatori dell’orchestra di percussioni Bandao. Dal 1988 si interessa di arti marziali, meditazione, yoga e tecniche di guarigione. Direttore del centro Holismos arti per la salute. Appassionato di strumenti etnici ce ne rivela i suoni sconosciuti. Le Campane tibetane sono antichissimi strumenti musicali originari della cultura pre-buddista sciamanica bon po himalayana che regnava nell'antico Tibet, poi diffusesi in tutta l'Asia. Solitamente sono in lega bronzea. Le più preziose, secondo la tradizione, sono quelle composte dai sette metalli planetari: argento per la Luna, ferro per Marte, mercurio per l'omonimo pianeta, stagno per Giove, rame per Venere, piombo per Saturno ed oro per il Sole. Producono suoni in armonia con le vibrazioni delle sfere celesti, trasmesse sia a chi le suona che a chi le ascolta, creando una "concordanza di fase": due onde si uniscono vibrando all'unisono. Quando si percuote si crea fra la campana e la persona che vi è a contatto uno stato di profonda quiete interiore ed esteriore che va ben al di là del semplice rilassamento, fino a raggiungere stati meditativi più profondi.



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